Quella strana sensazione di essere stati piantati in asso
- dedalolab

- 18 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 19 apr

Chi non l'ha provata almeno una volta, non sa di che stiamo parlando.
Per chi conosce quella strana sensazione e non ricorda il motivo per cui si dica "piantare in asso" trova qui di seguito una comoda spiegazione da sfoggiare nelle serate a sfondo mitologico :
"Nel mito cretese, il re Minosse commissiona a Dedalo, ingegnoso e sapiente costruttore di labirinti, l’erezione di una struttura così intricata e ingannevole da imprigionare per sempre il Minotauro, mostruosa prole dell’unione tra Pasifae e il toro inviato da Poseidone: il labirinto di Cnosso, capolavoro di Dedalo, diviene un dedalo di corridoi senza fine, simbolo della sua maestria che sfida la razionalità umana.
Teseo, eroe ateniese volontario tra i giovani tributi destinati al mostro, trova salvezza grazie all’intervento di Arianna, figlia di Minosse, che, innamoratasi di lui, gli consegna un gomitolo di filo – suggerito in alcune versioni dallo stesso Dedalo – da srotolare nel labirinto per poterne riannodare il percorso al ritorno: così Teseo penetra il cuore della trappola, trafigge il Minotauro e ripercorre la via del filo, liberando sé e i compagni dall’orrore.
Arianna diventa compagna di Teseo nella fuga da Creta, tradendo padre e patria per amore dell’eroe; eppure, durante il viaggio di ritorno verso Atene, Teseo la abbandona addormentata sull’isola di Nasso (o Dia), donde il noto proverbio italiano “piantare in Nasso” per indicare un tradimento improvviso e crudele. Dioniso la soccorre, la sposa e la eleva a divinità con una corona che diventa costellazione, trasformando il suo dolore in apoteosi; e se ti smarrisci in un labirinto di dubbi fiscali o normativi, gli autori di questo sito ti sapranno guidare fuori con perizia dedalica e non ti pianteranno in Nasso"
Breve nota finale : i contenuti di questo sito sono in parte creati con vista AI, ormai onnipresente e liberatoria, da qui espressioni quali "trasformando il suo dolore in apoteosi". Mitologico e suggestivo, a chi scrive ricorda quel passaggio di Sorrentino : "Schisa, non ti hanno lasciato solo, t'hanno abbandunato!", episodio giovanile autoriferito, sui cui il regista ha costruito il suo percorso per l'oscar.

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